Michelangelo Miccolis – The Desire to Make Sense

Michelangelo Miccolis esegue una performance che si sviluppa tra il pubblico e lo spazio, con una dimensione cinetica diversa da quella dei film. Miccolis reinterpreta la danza incarnando una poliritmia che non nasce dalla sequenza di un insieme di fotogrammi statici, ma – piuttosto – dalla memoria dei gesti propri e altrui che si sono depositati all’interno del corpo nel corso del tempo, seguendo una ripetuta esecuzione coreografica, una sequenza di passi disordinati, di gesti quotidiani colti nella loro capacità immaginativa.
L’artista trasforma l’appropriazione emotiva in un metodo coreografico: il corpo si muove a ritmo di musica sincopata, come se fosse scosso da scariche elettriche.

I MASQUE – LUCE

Per omaggiare “The Body Electric”, il titolo del libro del medico chirurgo Robert O. Becker, Masque Teatro mette in scena una performance coinvolgente e a tratti “elettrizzante”, nel vero senso della parola: una danzatrice, posta su un alto piedistallo metallico, e due Tesla Coil ad amplificare la cornucopia di fulmini e saette che da esse vengono sprigionate.

SPIME.IM – ZERO

“Non c’è modo di accorciare il presente, questa grande sospensione, ora siamo costretti ad affrontarla. Viviamo nel tempo ZERO, e per definizione non ha una durata nota.”

È una dichiarazione artistica del collettivo composto da Davide Tomat, Gabriele Ottino, Marco Casolati e Matteo Marson che indaga, attraverso progetti transmediali, l’estetica dei linguaggi derivati dall’affermazione della realtà digitale.

Elena Rivoltini – ELECTRIC BODY

Barocco elettronico è un progetto di performance vocale e musicale che unisce l’esuberanza barocca e il minimalismo elettronico.

La fusione di mondi distanti e apparentemente inconciliabili sono il centro e il senso della ricerca artistica della performer Elena Rivoltini. La sua voce, sempre live e mai pre-registrata, si fonde con le sonorità di sintetizzatori e software instruments. Melodie del repertorio antico si sovrappongono a bordoni ambientali generati dall’interazione tra campi magnetici.

CLIMATE 05 – RECLAIM AIR AND WATER

«La mia arte è un tributo alla natura», ha dichiarato l’artista Andreco, «E ha l’obiettivo di spostare il punto di vista da antropocentrico a ecocentrico».
Artista e ingegnere ambientale, Andreco impiega la sua pratica artista per sensibilizzare il pubblico sui temi della sostenibilità ambientale, urbanistica, ed ecologia e riflettere sul rapporto tra uomo e natura, tra l’ambiente costruito e il paesaggio naturale.
“Climate 05 – Reclaim Air and Water” (2019, Delhi), presentato al Volvo Studio Milano con la partecipazione di Angela Vettese, è stato il quinto episodio della serie “Climate Art Project”, un progetto transdisciplinare tra arte, scienza e consapevolezza ambientale ispirato agli studi scientifici e sociali sull’adattamento e la mitigazione dei cambiamenti climatici.

Armin Linke – BLIND SENSORIUM

Armin Linke indaga i meccanismi di trasformazione dell’ambiente in cui viviamo in chiave naturale, tecnologica e urbanistica, muovendosi all’interno dei media della fotografia e del video.
In dialogo con Lorenzo Balbi, Direttore Artistico del museo MaMbo di Bologna, Linke ha presentato estratti audio e video tratti da “Alpi, The Appearance of That Which Cannot Be Seen”, “Prospecting Ocean” e “Blind Sensorium”, gli ultimi suoi progetti in ordine temporale, tutti accomunati dalla grande esattezza scientifica e da metodi di approccio sperimentali.

Giovanni Vetere – TALK TO THE FISH

Utilizzando performance, installazioni e sculture, Giovanni Vetere crea habitat immersivi che mettono in discussione il corpo umano ed il suo rapporto con il mare. Posizionando il corpo in un ambiente innaturale, il lavoro di Vetere ha trasportato lo spettatore in un viaggio verso le proprie radici. “Talk to the Fish” si è posto come un dialogo tra uomo e mare. L’uomo ha scelto di non ascoltare più le necessità della natura, considerandola diversa da lui. “Talk to the Fish” è stato un invito a ripensare le nostre interazioni umane con la natura, dall’antropocene al chthulucene.

Matilde Sambo

L’artista ha modificato lo spazio di Volvo Studio Milano attraverso tre componenti: l’installazione site specific Metempsicosi realizzata con fogli di soia, un intervento sonoro caratterizzato da una composizione di field recordings e la proiezione dell’opera video Fairy Cage.

La soia e la sua fragilità si ricollegano alla “cura”, tema ricorrente nella ricerca dell’artista: sostenibilità significa proprio prendersi cura del pianeta, trovando forme di azione che non incidano su di esso. Il video screening di Fairy Cage (2018) ha dato uno spunto di riflessione sul rapporto tra uomo-natura e sul suo fragile equilibrio.

Installazione, video screening e intervento sonoro
A cura di: Giulio Verago, Viafarini